Piazzole di sosta

Uno dei miei soliti viaggi verso sud. Ma l’idea di fermarmi lungo quel tratto di autostrada per catturare e fermare in uno scatto quelle immagini che veloci scorrevano oltre i finestrini della macchina, non è nuova. Era un pezzo che la accarezzavo, qualche breve sosta l’avevo già sperimentata: ma questa volta ho deciso di farmele tutte (le piazzole, s’intende…), almeno in quel tratto di autostrada tra Lacedonia e Candela; pochi chilometri, ma veramente hot ones! In tutti i sensi.
Hot anche perchè fermarsi nelle ore centrali della giornata, ai primi di luglio, in quelle piazzole significa farsi bollire il cervello e anche il motore già dopo le prime tre: un caldo implacabile senza uno straccio di ombra come d’altronde tutta la vallata e la piana in cui sfocia il paesaggio, impietosamente piatto e sconfinato. Non per nulla lo chiamano il Tavoliere. Bene, in fondo è un piccolo lavoro ma mi sono divertito e spero che le immagini rendano bene l’idea di una terra bruciata dal sole, solitaria, dedicata quasi esclusivamente alle colture cerealicole che in questa stagione indorano una regione intera. Terra solitaria, dicevo: in tanti anni non ho mai visto essere umano aggirarsi per quei campi a perdita d’occhio, interrotti solo di quando in quando da un sottile nastro d’asfalto sul quale sporadicamente si avventura un’automobile. Quà e là, distanti tra loro, le ombre dei rari alberi appaiono come miraggi, i pali della luce si fanno ancor più sottili e secchi quasi a voler scomparire per difendersi dal riverbero infuocato di questa terra che solo in primavera si veste di colori diversi dal giallo, dall’ocra e dal bruno che fanno il suo volto per il resto dell’anno.
Ma prima o poi succederà che abbandonerò il nastro veloce e indifferente dell’autostrada con le sue piazzole di sosta, unico tramite per affacciarsi oltre quel confine che divide gli automobilisti frettolosi da una vita fatta di ritmi antichi, di duro lavoro sotto al sole infernale, di giornate perdute nella solitudine color ocra di queste distese: prima o poi succederà che mi addentrerò in questo deserto di grano e mi farò guidare da quella sottile striscia di asfalto che serpeggia lenta e pigra verso destinazioni ignote.
2 Responses to “Piazzole di sosta”
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Gianluca Gandini on luglio 20th, 2010
Fantastico!
L’immagine di apertura è eccezionale. Sai bene che le avevo viste già in anteprima, ma rese così hanno una carica molto forte. Alcune sfiorano un astrattismo inusuale. Il caldo trasuda. Quando parti per quel tenue nastro d’asfalto, fai un fischio; in un attimo il sedile del passeggero sarà occupato.
g
luciachiari on febbraio 3rd, 2011
sempre più belle queste foto, ma fai dei ritocci al pc o sono così al naturale?