Volavano così

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La passione per gli aerei l’ho sempre avuta: d’altronde basta entrare in casa mia per rendersi conto di che aria tira dalle mie parti…

Sin da piccolo, devo essere stato contagiato da uno zio che pur nei Carabinieri ha poi lungamente brigato per ottenere il brevetto di pilota. Una passione, la sua, che gli è quasi costata la vita. Ma non se ne è mai pentito, nonostante le conseguenze.

Negli anni Settanta e Ottanta questa mia passione l’ho potuta riversare direttamente sugli aerei veri nel senso che insieme ad altri amici e appassionati ho dato il mio contributo alla costituzione del Museo dell’Aeronautica Militare Italiana a Vigna di Valle, sul lago di Bracciano. Poi, sul finire degli anni Ottanta, ci siamo messi al lavoro per restaurare uno Spitfire, un elegante volatile da guerra. Per uno strano gioco del destino, avrei poi scoperto che si trattava dello stesso caccia che per anni avevo visto solo e abbandonato con un’ala spezzata sul lungomare di Anzio. Su quell’aereo la mia fantasia di bambino ci aveva lavorato non poco: ma non avrei mai immaginato che un giorno ci avrei messo le mani sù!

Al Museo ogni tanto ci torno anche per lui sul quale, tra l’altro, campeggia l’insegna del suo reparto di appartenenza, la “Diana cacciatrice” che ho ricostruito attraverso le foto dell’epoca. Ne avevo preparato una mascherina con la quale abbiamo poi verniciato l’insegna sul timone di coda ed ora è lì a ricordarmi sempre che la vita è proprio strana alle volte: quel caccia che aveva attraversato la mia infanzia ora portava su di sé un mio segno!

Questa volta però sono tornato per fare foto un po’ diverse dal solito: soprattutto dettagli che cogliessero il sapore di questi velivoli che hanno fatto la storia, spesso la guerra e le storie degli uomini che vi hanno volato. Storie di incoscienti o forse di eroi, non fosse altro per il materiale con cui hanno caparbiamente inseguito il sogno di Icaro. E devo confessare che però i velivoli che più mi affascinano sono proprio quelli militari. Le ragioni sono puramente estetiche: gli aerei civili non hanno infatti, quasi mai, le stesse linee eleganti e le architetture singolari dei velivoli militari.

In ogni caso se oggi ci spostiamo velocemente da un capo all’altro del nostro pianeta lo dobbiamo a quanti (pazzi o eroi?) hanno avuto il coraggio di prendere il volo su mezzi che, specie agli inizi, per tecnologia e materiali non potevano dare alcun affidamento. Erano poco più che biciclette volanti!.

E per essere eroi non era necessario andare in guerra. Bastava avere il coraggio (o l’incoscienza ?) di prendere il volo di linea Lido di Roma – Tripoli, salire su un  Cant Z.506, sedersi in una poltroncina di vimini e chiudersi in quel guscio di legno e tela. Sperando che tutto andasse liscio, appesi a quelle ali artigianali e a quei motori bizzosi e imprevedibili.

Eppure in tanti sono andati lassù, così, senza curarsi troppo delle loro vite: ecco, forse gli eroi sono stati più questi che non i piloti che andavano incontro al nemico per dovere o per odio.

Queste immagini sono dunque un omaggio a quanti hanno avuto il coraggio, con i mezzi di quei tempi, di salire verso le stelle senza dubbi, senza incertezze. Ma sono un omaggio anche a quanti sono stati costretti a salire verso il cielo per cercare di abbattere qualche nemico o di non farsi abbattere, senza chiedersi se mai sarebbero tornati a terra. E’ un omaggio, infine, anche a quanti, costretti dagli eventi, sono stati obbligati a salire verso le stelle e a diventare eroi di guerra loro malgrado, senza perdere gli affetti ed il valore incommensurabile della vita, anche altrui. Come Saburo Sakai, l’asso giapponese della II. Guerra Mondiale, che alla fine del conflitto dichiarò ad un esterrefatto giornalista americano, che il suo maggiore vanto di pilota di guerra era quello di non avere mai perduto un solo gregario in combattimento! E in quegli anni di follia collettiva non deve essere stato facile conservare il senso e l’umana profondità di certi valori.

2 Responses to “Volavano così”

  1. Gianluca  on agosto 4th, 2010

    Meraviglia!
    E’ il “Volere volare”, è il salto nel buio; una scaglia della storia ricostruita con zelante lucidità. Commozione al primo sguardo. Hai mollato gli ormeggi e spezzato gli indugi. Il racconto è intriso di memoria e le immagini hanno un peso sovrannaturale. Bellissimo!

    g

  2. luciachiari  on febbraio 3rd, 2011

    cosa è successo allo zio?


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