Vento d’Abruzzo

 

S. Stefano di Sessanio, Castel del Monte, Rocca Calascio, paesini e castelli sparsi sull’altopiano di Navelli.E’ trascorso qualche mese dal quel giorno di fine marzo quando sono stato con Gianluca a girovagare tra i muri dilaniati oltre L’Aquila. Né io, né Gianluca abbiamo sinora pubblicato quelle foto. Non so perché. Ma forse è stato per una forma di pudore o forse perché occorreva del tempo per metabolizzare le immagini di una ferita che sarà difficile da rimarginare. Non solo per i morti, per i danni o per la diffidenza di quanti non sono di queste contrade, ma anche per colpa di  uomini che quella notte del 6 aprile 2009 ridevano pensando ai soldi che avrebbero fatto sulla pelle di questa terra aspra e dolce allo stesso tempo. Abbiamo raccolto il senso di abbandono e di disperazione di questa gente perchè il governo li ha annullati ed i forestieri non tornano, è come se quì ci fosse odore di morte, morte lenta, per inedia.

Noi invece, torniamo. Giornata splendida di sole e di vento primaverile che veloce accarezza le case rimaste in piedi e i muri sventrati, le macerie, il dolore. Vento che veloce corre su e giù per i fianchi di queste montagne nude, di un fascino inspiegabile. E veloce il vento mi riporta al cuore sensazioni e immagini delle estati della mia infanzia trascorse tra questi stessi monti, appena un po’ più in là.

Ogni volta che giro lo sguardo o svolto l’angolo di una casa, uno scorcio, in un lampo, mi porta indietro nel tempo. Pietre e calce, fianchi brulli e tenerissimi di montagne color ruggine. Tuffo al cuore. Anche i profumi sono gli stessi di allora. E’ un turbine di immagini, ricordi, odori, sensazioni che il vento veloce rimescola. Le emozioni non danno tregua, incalzano come questo vento che si insinua dappertutto, anche dentro di me.

Le strade, compagne di viaggio di questo vento, serpeggiando su per le montagne e gli altopiani, percorrono solitarie queste contrade. L’asfalto è chiaro , ricorda le strade di una volta, bianche, per intonarsi con il colore della roccia che qui regna sovrana; roccia e pietre anche nei campi, per spezzare la schiena di queste genti che per secoli hanno tratto di che vivere dalla terra avara. Terra difficile, eppure è difficile non amarla; è come una donna: te ne innamori e non sai perchè ed è per la vita.

Mi sono sempre chiesto il perchè di questo fascino inspiegabile. Se vuoi queste montagne, tolto il Gran Sasso,  non sono spettacolari. Le case dei paesini abbarbicati sui fianchi di queste montagne o timidamente adagiati ai piedi di esse sono di pietra, leziosità non ne mostrano, solo quà e là qualche concessione estetica. Nulla più e però amo da sempre queste case, queste pietre, questi monti brulli, la semplicità della gente.

Abruzzo forte e gentile, dice D’Annunzio: ma forse il segreto di questa terra non lo conosce neanche lui. Forse  solo il vento fresco e veloce di primavera  lo sa.

Perchè questi monti spogli e orgogliosi confidano il loro segreto solo a lui, al vento. A me  restano  soltanto le lacrime che rigano il mio volto. Le asciugherà il vento.

One Response to “Vento d’Abruzzo”

  1. Gianluca  on novembre 5th, 2010

    Sono passate due stagioni, ma il vento che sento è ancora quel velluto di allora. E la voglia di tornare è sempre qui. E le parole, le emozioni che trasudano da queste frasi, tendono quasi al limite, all’infinito. E vedere inquadrature già viste nei miei scatti porta una strana e bella sensazione di déjà vu.
    Tornare verso “…le pietre, le strade, gli usci; e i ciuffi di paritaria attaccati ai muri.”, come cantava Guccini.

    “Ah, perché non sono anch’io con i miei pastori d’Abruzzo?”
    Sempre D’Annunzio…
    g


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