Rome, once upon a time…

…or Rome as She’s no longer like…
Roma, la Città Eterna, come la chiamano. Città piena di contraddizioni; non la amo più: ormai da molti anni mi è estranea. Troppo smog, troppo caos, troppe brutture che feriscono gli occhi ed il buon gusto. Sfregi che ne hanno lacerato e sbiadito il volto, temo senza rimedio.
Non è più la Roma che ho conosciuto da ragazzino, quando ancora circolavano poche auto,. E l’aria aveva un profumo suo particolare, dolciastro e struggente che ti scendeva giù fino al cuore ed una strana sensazione di sospensione ti prendeva allo stomaco come se la città da un momento all’altro stesse per offrirti qualcosa di inatteso e stupefacente , da lasciarti senza fiato.
Non ho nulla contro il progresso e le novità, ma mi sembra che in questa città si sia spacciato l’interesse privato, una crescita disordinata e disorganizzata per altro: il risultato è stato che la Roma che ancora negli anni ’50 conservava un suo fascino irripetibile, è stata completamente stravolta dagli interessi di chi doveva vendere terreni, palazzine e automobili. Il XX secolo non ha lasciato sulla pelle e nel cuore di questa città tracce memorabili come quelle del suo passato. Anzi, ha lasciato tracce infami sul volto di una città che potrebbe essere semplicemente ineguagliabile.
E’ come se quì si fosse costituita e radicata un’incapacità a fare qualcosa di veramente innovativo e bello. Si è perduta un’immagine che forse era il risultato dello stratificarsi di epoche e testimonianze infinite e di sicuro non si è riusciti a fare qualcosa di nuovo e di diverso. Mi chiedo se l’altra gravosissima cappa di interessi che opprime la città da secoli, la Chiesa, non abbia in tutto questo il suo insopportabile peso. Ho paura di sì!
Tanto per comprendere cosa fosse Roma ancora nel dopoguerra cito un pilota di linea americano. Nelle sue memorie scritte agli inizi degli anni ’90, dopo avere volato in lungo e in largo per l’intero pianeta, ricordava come negli anni ’50 Roma per lui fosse la città più affascinante del mondo, senza confronti, quella che gli aveva rapito il cuore. Città che ti permetteva di scendere sfacciatamente per Via Veneto, il sole in faccia e le mani in tasca.
Dove è finita quella città? Dove è finita la città dei vicoli operosi e ricchi di umanità del centro, i mercati rionali, i viali con i lecci tagliati a cubo, le strade con poche automobili, le giornate limpide e frizzanti di primavera o quelle calde e secche d’estate? Dove sono le ville con i pini odorosi, le vetrine sobrie ed eleganti, la spontaneità della gente? Sembra tutto smarrito per sempre, sepolto sotto una vita ferocemente frenetica, votata all’utile e al tornaconto personale, comunque ottenuti.
Ho dovuto scoprire con orrore che nelle chiese sono persino scomparse le candele!
E allora, per reagire allo scempio fatto di questa città, propongo alcune immagini di Roma così come la vedo e la vorrei io; immagini colte girando per le strade, alle volte senza una meta precisa, facendomi prendere per mano da ciò che essa mi offre al momento.
One Response to “Rome, once upon a time…”
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mohsen on giugno 16th, 2011
ciao sin danilo, io sono Mohseb Rastani, sto a roma mi piacerebe vederti prima di partire. io partiro domani oggi ho trovato il tuo contatto, spero che stasera vedi questo email fa mi sapere, ti lascio il mio numero : 3462459862
un abbraccio
mohesen
mn.rastani@gmail.com