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Tuscia Highlands

Sì, lo so. Forse ho esagerato, forse gli ho dato giù di curve e di filtri e di colore ma la cosa mi è venuta così. Questa landa che sembra un qualcosa a metà tra le Crete senesi, un deserto e le prairies nordamericane mi viene di immaginarla così con certe tonalità ma anche con certe luci. La cosa che sicuramente la distingue dalle prairies americane è quell’acquedotto del ’700 che dall’altra parte dell’oceano proprio non può esistere visto che all’epoca laggiù avevano altro da fare…Ammesso che ancora ci fossero arrivati in quelle terre!

Ci torneremo noi del Trio F (io, Vincenzo e Gianluca) in stagioni diverse perché siamo sicuri che questo pezzo del Viterbese tra Tarquinia e l’Aurelia bis riserva scenari favolosi anche in altri periodi dell’anno. A proposito: ma quando la finiranno l’autostrada Viterbo-Civitavecchia? Così almeno restituiranno alla vecchia Aurelia il fascino che le compete da sempre.

Per ora queste questa contrada la propongo così, poi si vedrà…


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The “Green Mountains” (I Monti della Laga), Amatrice

Sunday excursion through the Monti della Laga, ovelooking Amatrice, Rieti. Penetrating the narrow valleys of these mountains means to enter a wild, secluded and desolate world made of dozen waterfalls, steep bare slopes lined by fresh streams. It is an unexpected, secret landscape where you can walk through and see no human beings in many days. Green is the only colour of these valleys and I have never seen a green of such a brilliant shade! Have a refreshing sight…


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A Windy Day On The Mt. Vettore

Poche parole: nuvole minacciose, sentieri ripidi, cuore in gola e…tanto, tanto vento! Ma una bella escursione sul Vettore, sebbene un po’ affollata per via di un raduno di alpini di cui non sapevamo. E proprio per la presenza di tanti alpini non so se alla fine siano stati percorsi più chilometri a piedi o bevuti più ettolitri di grappa da seduti. Alla prossima.


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Rome, once upon a time…

 

…or Rome as She’s no longer like…

Roma, la Città Eterna, come la chiamano. Città piena di contraddizioni; non la amo più: ormai da molti anni mi è estranea. Troppo smog, troppo caos, troppe brutture che feriscono gli occhi ed il buon gusto. Sfregi che ne hanno lacerato e sbiadito il volto, temo senza rimedio.


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Un paese abbandonato

 

 

Ore 7.48 del 13 gennaio 1915. La terra trema nella Conca del Fucino. Una scossa tremenda: migliaia di morti, interi centri abitati rasi letteralmente al suolo, tanto da non lasciare in piedi alcuna testimonianza architettonica del passato. Tutto spazzato via in pochi secondi. Avezzano, Pescina e tanti altri centri abitati, giù fino a Sora e dintorni, solo cumuli di macerie.

Ci sono ancora, sui monti intorno alla Conca, testimonianze di quel terribile 13 gennaio: Sperone, una minuscola frazione di montagna, è una di queste. Ci si arriva con una stradina bianca che si dirama dalla statale che da Pescina sale su verso Pescasseroli.
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Estate

 

Naturalmente è l’Estate pugliese. Una puntata in luglio ad Ostuni e a Monopoli ed poi oltre, in Salento. Per finire nuovamente inghiottito dalla luce accecante oltre le mie Colonne d’Ercole di bambino. Andare verso quel finis terrae stravolto ad agosto da milioni di turisti. Mi riprometto di non tornarci più, ad agosto. La prossima volta sarà per sprofondare nella luce e nei colori morbidi  di settembre. Per assaporare i ritmi più pacati di questi luoghi, quando le orde di turisti sono ormai lontane e si sono portata via la vita frenetica che stravolge anche la gente di quì.


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Vento d’Abruzzo

 

S. Stefano di Sessanio, Castel del Monte, Rocca Calascio, paesini e castelli sparsi sull’altopiano di Navelli.E’ trascorso qualche mese dal quel giorno di fine marzo quando sono stato con Gianluca a girovagare tra i muri dilaniati oltre L’Aquila. Né io, né Gianluca abbiamo sinora pubblicato quelle foto. Non so perché. Ma forse è stato per una forma di pudore o forse perché occorreva del tempo per metabolizzare le immagini di una ferita che sarà difficile da rimarginare. Non solo per i morti, per i danni o per la diffidenza di quanti non sono di queste contrade, ma anche per colpa di  uomini che quella notte del 6 aprile 2009 ridevano pensando ai soldi che avrebbero fatto sulla pelle di questa terra aspra e dolce allo stesso tempo. Abbiamo raccolto il senso di abbandono e di disperazione di questa gente perchè il governo li ha annullati ed i forestieri non tornano, è come se quì ci fosse odore di morte, morte lenta, per inedia.
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Abbiamo perso il treno – parte II

 

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Ancora sulla Capranica-Civitavecchia, ancora sulle tracce di un passato recente. A tratti brevi, per non consumare tutto troppo in fretta. E pian piano questa ferrovia  sta svelando tutti i suoi segreti.

Autostrada per Civitavecchia ma il meno possibile, poi ci inerpichiamo su verso Tolfa e poi Allumiere: per chilometri niente tracce umane, solo colline, boschi e forre e curve, tante quante uno non si aspetta neanche sulle Dolomiti! Da Allumiere si scende a precipizio e deviamo per il borgo della Farnesiana. La prima impressione, con la chiesa isolata ed il piccolo borgo che si specchia nell’acqua, è quella di un luogo particolare, fuori dal tempo. Poi subito sbuca una lunga teoria di fuoristrada, per fortuna sono diretti altrove. Spariscono in una nuvola di polvere.


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Ostuni Express

 

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L’Ostuni Express non è un treno anche se per qualche anno quel terribile convoglio di individui ammucchiati e sudaticci che partiva a mezzanotte da Roma avrebbe potuto, almeno per me, chiamarsi così. No, l’Ostuni Express in un certo senso sono io che da molte primavere ogni volta che ne sento il desiderio “arrauaglio” quattro cose, le butto in macchina e parto. Seicento chilometri e quando Ostuni, salendo dall’Adriatica, appare nella luce violacea del tramonto, mi ritrovo là dove ho scoperto la mia vera nascita, il profumo della libertà, il brivido sottile delle cose belle della vita, i rapporti che non mi hanno mai tradito: sì quelli che mi hanno sempre fatto sentire accettato e amato. Potrei dire che a Roma ci vivo per convenienza, ma il cuore è laggiù.


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Abbiamo perso il treno

 

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Giornata insolita per una incursione nel passato recente. Sabato. La solita “cricca” di maniaci della foto Vincenzo, Gianluca ed io, più Sara che taciturna e paziente, ci segue nelle nostre peregrinazioni a caccia di immagini e molto altro. Questa volta si parte alla ricerca del treno perduto o meglio di una intera ferrovia!

Non che ce la siamo fatta scappare di mano però è un po’ come se ce l’avessero sottratta. Gianluca scopre che ci sarebbe questa ferrovia-fantasma tra Capranica e Civitavecchia, rincorsa ad articoli e foto sulla rete, poi sabato in tarda mattinata dirigiamo lungo la Cassia. Computer, mappe, ipotesi.


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